Le Stanze di Raffaello
Gli affreschi degli appartamenti vaticani
Nell'appartamento situato al secondo piano del Palazzo Pontificio scelto da
Giulio II della Rovere come propria residenza e poi utilizzato anche dai Papi
successivi, Raffaello affrescò quattro ambienti da allora in poi noti come le
"Stanze di Raffaello".
La prima sala che si incontra durante la visita, è chiamata "Sala di
Costantino" dal nome dell'Imperatore che riconobbe il Cattolicesimo come
religione ufficiale dello stato romano.
Lo spazio, destinato ai ricevimenti ufficiali, fu dipinto dagli allievi di
Raffaello a causa della prematura scomparsa dell'artista urbinate con quattro
episodi della vita dell'imperatore: la "Battaglia di Costantino contro
Massenzio", il "Battesimo di Costantino", la "Donazione di
Roma" e la "Visione della Croce".
In quest'ultima opera si rappresenta l'episodio secondo cui l'imperatore avrebbe
avuto in sogno la premonizione della sua vittoria contro Massenzio, qualora
avesse sostituito sulle insegne dei soldati le aquile imperiali con il simbolo
della croce.
La seconda sala detta la "Stanza di Eliodoro", era destinata alle
udienze private del Pontefice; il fine dei cicli pittorici qui rappresentati è
documentare la protezione che Dio concesse alla Chiesa dall'antichità al
Medioevo.
Raffaello, con "la messa di Bolsena", rievoca il miracolo, avvenuto
nel 1263 d.C. e da cui derivano le celebrazioni del "Corpus Domini",
durante il quale l'ostia stillò sangue al rito della consacrazione celebrato da
un sacerdote di origine boema.
Sono affrescati anche "la liberazione di San Pietro", che rappresenta
il santo tratto in salvo dal carcere da un angelo, "l'incontro di Leone
Magno con Attila", caratterizzato dalla apparizione dei Santi Pietro e
Paolo armati di spade e la "cacciata di Eliodoro dal tempio", che
illustra l'episodio biblico secondo il quale Eliodoro, mandatato dal re di
Siria, Seleuco, ad impadronirsi del tesoro nascosto nel tempio di Gerusalemme,
fu scacciato da due cavalieri inviati da Dio.
La terza stanza, la "Stanza della Segnatura", prende il nome dal più
alto tribunale della Santa Sede, essa contiene i primi ed al tempo stesso più
famosi affreschi realizzati da Raffaello negli appartamenti vaticani. L'artista
rappresenta le tre massime categorie dello spirito umano, ovvero il vero, il
bene ed il bello.
Il vero soprannaturale è rappresentato nella "disputa del SS
Sacramento": ai lati della SS Trinità si dispone la Chiesa trionfante, con
San Pietro, Adamo, San Giovanni Evangelista, Davide, San Lorenzo, Santo Stefano,
Mosè, San Giacomo Maggiore, Abramo e San Paolo seduti in semicerchio sulle
nubi. Nella parte inferiore dell'affresco, ai lati dell'altare su cui rimane
isolato il SS Sacramento, si dispongono la personificazione della Chiesa
militante e, sui troni di marmo, San Gregorio Magno, San Girolamo, Sant'Abrogio
e Sant'Agostino.
Il vero razionale è il tema della "scuola d'Atene" dove Raffaello
ritrae i filosofi dell'antichità: al centro Platone indica il cielo con la mano
ed Aristotele gli risponde accennando alla terra, Pitagora sulla sinistra, in
primo piano, tiene lezione e Diogene legge sulle scale; in basso, infine, si
trova nell'atto di scrivere su un foglio appoggiato ad un blocco di marmo,
Eraclito, nei quali molti riconoscono i tratti di Michelangelo che in quegli
stessi anni era intento alla realizzazione della Cappella Sistina.
La categoria del bene è raffigurata nell'affresco "virtù cardinali e
teologali e la legge": nella lunetta in alto sono disposte le
personificazioni delle virtù cardinali, forza, prudenza e temperanza e delle
virtù teologali fede, speranza e carità; ai lati della finestra, invece, sono
rappresentate la "consegna delle Pandette all'imperatore Giustiniano"
di Lorenzo Lotto e la "consegna delle decretali a Papa Gregorio IX",
nella figura del quale probabilmente Raffaello volle ritrarre il committente
dell'epoca Papa Giulio II.
Nel "Parnaso" l'artista raffigura la categoria del bello dipingendo il
Dio Apollo mentre suona la lira da braccio circondato dalle nove muse,
protettrici delle arti e dai poeti, Omero, Virgilio, Dante e Saffo.
L'ultima stanza, la "Stanza dell'Incendio di Borgo", era utilizzata
durante il pontificato di Giulio II per le riunioni del tribunale della
"Segnatura Gratiae et Iustitiae".
Al tempo di Leone X questo ambiente fu poi destinato a sala da pranzo e
l'incarico di dipingere le pareti, affidato inizialmente a Raffaello, ricadde
poi sui suoi allievi. Gli affreschi illustrano "l'incoronazione di Carlo
Magno","il giuramento di Leone III", "la battaglia di
Ostia" e "l'incendio di Borgo" che divampò nel 847 d.C. nel
quartiere vicino a San Pietro e cessò miracolosamente dopo una benedizione
solenne impartita dal Pontefice.
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